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GUARENTE: Dalla sedia a rotelle alla Serie A |
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Tre anni fa a Verona fu colpito da un raro virus che lo immobilizzò. Ora il centrocampista dell'Atalante è finito nel mirino di Roma e Inter Il racconto di ciò che capitava al campo, degli allenamenti, degli scherzi fra compagni, è una voce sottile. Quella di Carlo Gervasoni, l'amico di una vita, rannicchiato ai piedi del letto all'ospedale Sacro Cuore di Negrar, paesino che sta a 14 chilometri a nord di Verona. Tiberio Guarente ascolta, divertito. A volte un sorriso, a volte un film in dvd, a volte un pensiero a quanto sarebbe bello scappare di lì, con le proprie gambe. Perchè il mondo gli è crollato addosso il 3 febbraio 2005. Perchè si è rovesciato tutto in pochi attimi. MALATTIA: Stadio Bentegodi, succede tutto nel riscaldamento di Verona-Venezia: Tiberio si allena ma dopo poco rientra negli spogliatoi, affaticato, svuotato. "Sento le gambe deboli" si affretta a spiegare ai medici. Non è il principio di un'influenza maligna, c'è sotto qualcosa di più. Subito a fare accertamenti, i primi esami però sono negativi. Il giorno dopo il dolore è ovunque, colpisce gli arti, lo immobilizza a letto. Di nuovo in ospedale a Verona, poi a Negrar, dove scoprono la malattia: poliradico nevrite acuta. Spiega il babbo Gaetano con la preoccupazione nel cuore: E' un' infiammazzione del sistema nervoso, un virus piuttosto raro. Quando ti trovi in certe situazioni, cerchi di capire e ti documenti. Mio figlio non si muoveva e pensavo: spero che torni a vivere una vita normale. Altro che prati verdi, altro che pallone tra i piedi. I medici pensano di sottoporlo alla camera iperbarica, Tiberio no, non ci sta. Non cammina ma combatte. Non si scoraggia neanche dopo un mese di sedia a rotelle. Lo va a trovare perfino Marcello Lippi, a dargli conforto e sostegno. ANGELO CUSTODE: tiberio gradisce, fa piacere certo, ma di più fa il fisioterapista Massimiliano MAnzini con il quale si mette a lavorare sodo. E' giovane, bravo, tenace. Un po' come lui. E se lo trascina, ovunque, Tiberio. Quando gli dicono che può uscire, scappare da quel letto, se lo porta a Capraia, dove il babbo è sindaco e ha una bella casa. Vanno in spiaggia, si allenano, corrono, finalmente quattro tiri a pallone. C'è il mare, ma il sogno è un altro. "Mi ha aiutato moltissimo, quando ero sconfortato e volevo mollare, lasciar perdere, lui era sempre al mio fianco e diceva: Guarda morso, farò di tutto per tornare quello che ero". LA RINASCITA: Cinque mesi di cure, riabilitazione, poi c'è di nuovo il Verona ad aspettarlo. Guarente parte e va in ritiro, a metà luglio si riprende in mano anche la vita di calciatore. Una stagione quasi senza campo (4 presenze), un'altra da protagonista (sempre in B) e poi torna a bergamo, da dove era partito nel 2004. In serie A. Dove non fa sfracelli, entra a piccoli passi (finora 7 presenza) ma c'è già chi si accorge di lui. C'è subito la Roma a farsi sotto, c'è l'Inter che magari deve "italianizzare" a giugno. "Scegliere? Impossibile, stavolta se cado, cado in piedi" scherza. Poi, più serio: "I giallorossi fanno il più bel calcio in assoluto. I nerazzurri? Beh, sono interista fin da bambino. Anche se devo rivelare che mi costrinse mio padre e con molta fatica. Quindi..." Ma questo è il futuro, il presente è una vita normale, in provincia, a Bergamo. Fra gli allenamenti a Zingonia, le cene con Belleri, Inzaghi, Carrozzieri e qualche volta in discoteca. A ballare. E la fidanzata? "Non c'era quando stavo male e non c'è oggi". Non gli interessa la politica ma si porta dietro principi solidi. Poi quando può se ne torna a Pisa, la sua città, dove è nato ventidue anni fa. "I miei si trasferirono lì quando nacque mia sorella, più grande di me. e ho ancora molti amici là, poi se posso vado a vedere il Pisa.Sta facendo una stagione eccezzionale". Oggi pensa all'Atalanta e fa un passo alla volta. Nella vita e da calciatore. Articolo pubblicato sulla Gazzetta Dello Sport: www.gazzetta.it |